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Cosa fare in caso di decesso di una persona cara

1) L'accertamento di decesso

Quando il decesso avviene nell’abitazione del defunto, la constatazione del decesso è fatta dal medico curante che, individuata l’origine, ne denuncia la causa all’Ufficiale di Stato Civile. L’accertamento effettivo della morte compete al medico necroscopo, in veste di pubblico ufficiale. Tale visita necroscopica deve essere effettuata entro 24 ore dal decesso.

 

2) L'avviso di morte

L’avviso di morte deve essere redatto, entro 24 ore dal decesso, all’ufficiale dello stato civile del Comune dove è avvenuto il decesso. Tale dichiarazione compete ad uno dei congiunti del defunto o a persona con questi convivente oppure ad un loro delegato.

3) La sorveglianza della salma

Allo scopo cautelativo di non impedire possibili manifestazioni di vita, il seppellimento delle salme deve essere preceduto da un periodo di osservazione, che nei casi normali è di 24 ore. Nei casi di morte improvvisa e in quelli in cui si abbiano sospetti di morte apparente, l’osservazione deve essere protratta sino a 48 ore.

 

4) Il trasferimento della salma

A richiesta dei familiari è possibile trasferire la salma dal luogo del decesso (nel territorio della regione Lombardia ed entro le 24ore dal decesso) alla propria abitazione o alla sala del commiato per il proseguimento del periodo di osservazione.

5) Il trasporto della salma

Il trasferimento della salma  dal luogo in cui è avvenuto il decesso a quello nel quale avrà definitiva dimora è regolato da una precisa normativa e richiede l’autorizzazione del Comune dove è avvenuto il decesso.

 

6) La destinazione finale

Riguardo la sepoltura, è opportuno sapere che ogni Comune ha un proprio Cimitero ed una legislazione che lo disciplina. Solitamente riceve: le salme di persone decedute sul proprio territorio, anche se residenti in altre località; le salme di coloro che, pur residenti nel Comune, sono morti altrove; le salme degli aventi diritto al seppellimento in cappella o loculo privato esistente all’interno del Cimitero.

 

Come funziona la cremazione

Nella maggior parte dei casi il forno crematorio è diviso in due parti sovrapposte, separate da una griglia di materiale refrattario. La combustione può avvenire con diversi sistemi: arroventamento delle pareti del forno per mezzo di resistenze elettriche o bruciatori a gas, oppure per fiamma diretta. Le temperature che si raggiungono sono di 900-1000 gradi. La bara con la salma viene immessa mediante guide metalliche nella parte superiore e prende immediatamente fuoco. Le ceneri e le ossa calcificate cadono progressivamente nella parte inferiore del forno, dove si completa la combustione. Un sistema di ventilazione immette continuamente aria e quindi l’ossigeno necessario per la combustione. Dopo un paio d’ore, l’operatore, che può controllare l’interno del forno mediante uno spioncino, spinge dall’esterno i resti verso una zona di raffreddamento. Da lì vengono raccolti e posti su un setaccio a vibrazione, che elimina le polveri più fini. Quindi con una calamita viene separato il materiale metallico rimasto (chiodi della bara, eventuali protesi, ecc.). Infine le ceneri rimaste vengono raccolte e sigillate in un’urna, consegnata ai parenti.

Cosa fare ottenute le ceneri dopo la cremazione

Una volta ottenute, attraverso un professionista di fiducia, le ceneri risultanti dalla cremazione si possono mettere in atto diverse soluzioni: Tumulazione all’interno di cimiteri o sepolture private, affidamento presso il domicilio personale di persona fisica, riduzione ed ottenimento di diamante, trasporto all’estero, dispersione in luoghi naturali se (e solo se) in presenza di testamento olografo redatto in vita del defunto, dispersione in luoghi predefiniti dei propri cimiteri cittadini, disciplinati dai comuni o da associazioni che hanno come oggetto la divulgazione della cremazione. Le operazioni di traslazione delle ceneri non sono soggette alle prescrizioni in materia di trasporti funebri. Ossia, il trasporto delle ceneri può essere effettuato con normale mezzo di trasporto anche da parte dei dolenti.

 

Cos’è la “tanatoestetica”?

La “TANATOESTETICA” è l’insieme degli interventi rivolti alla pulizia, eventuale tolettatura, rasatura e vestizione della salma. Si compone di diverse fasi ed è inoltre possibile attuare diverse procedure per controllare alcuni fenomeni del decorso post-mortem (ipostasi, ecchimosi, piaghe da decubito) anche attraverso una delicata cosmesi del viso (CAMOUFLAGE). L’obiettivo finale è permettere e garantire una buona estetica del defunto per il commiato. La tanatoestetica non è mai un procedimento di conservazione della salma. Si possono invece, ove si rendesse necessario, operare degli interventi ricostruttivi purché non compromettano la necessaria identificazione del corpo. Devono quindi essere incruenti e limitati a piccole parti, soprattutto del viso. La ricostruzione deve mantenere in ogni caso inalterati i caratteri e la fisionomia originaria del defunto.

 

Cos’è la “tanatoprassi”?

Tanatoprassi è una parola deriva dal greco tanatos che vuol dire “morte” e prassi che vuol dire “pratica”, ed è ancora poco conosciuta in Italia. È un trattamento “post-mortem” che consiste nella cura igienica di conservazione del corpo. Ma soprattutto è un trattamento che ha lo scopo di realizzare un processo altamente igienico nel settore funerario e cimiteriale. Il corpo nelle ore successive alla morte subisce una veloce trasformazione che rende la veglia funebre più traumatica e potenzialmente pericolosa. La tanatoprassi prevede un’iniezione nel sistema arterioso di un fluido conservante e una serie di cure estetiche che consentono di mantenere un’immagine integra del defunto, eliminando per alcune settimane il processo di decomposizione. Inoltre, viene garantito il naturale ritorno in polvere del corpo in un tempo massimo di 10 anni, mentre per un corpo che non ha subito nessun trattamento ci vogliono circa 40 anni, e in alcuni casi anche 80. La tanatoprassi non è da confondere con l’imbalsamazione perpetua: è un metodo di conservazione temporanea. Fa sì che le salme possano essere conservate dai 10 ai 15 giorni prima della sepoltura. Un buon intervento è efficace se fatto nell’immediato, oltre le 4 ore nulla è più percorribile se non interventi conservativi di ripiego. Attualmente la tanatoprassi, oltre che negli Stati Uniti dove è praticata sulla quasi totalità delle salme, è legalmente autorizzata in molti paesi europei e si sta diffondendo rapidamente. In Italia, pur essendo introdotta nella norma vigente, non è praticabile.